Laboratorio di Lettura Profonda e Scrittura Consapevole

A cura di Giuse Alemanno.

Nessun corso, nessun laboratorio e nessuna alchimia può creare scrittori e poeti. Il talento per il mestiere delle parole proviene da una talmente eterogenea moltitudine di fattori, incroci e mescolanze da essere assolutamente non replicabile. Chi crede il contrario è un ingenuo; chi lascia credere che sia possibile formare scrittori e poeti è un disonesto. È possibile solo ripulire la propensione a scrivere dalle scorie provenienti da cattive abitudini culturali e aiutare chi ama far questo a migliorare i propri risultati attraverso vari strumenti. Il più importante è la lettura.
Ritengo la lettura una attività trasversale a tutte le discipline perciò risulta indispensabile costruire nei soggetti partecipanti al Laboratorio dimensioni attitudinali fondate sul sapere acquisito, in modo da favorire la produzione di testi.
La generale decadenza culturale ha portato ad un progressivo allontanamento dalla pratica della lettura ed ad un appiattimento/imbarbarimento della scrittura, quindi è necessario restituire innanzi tutto il piacere dell’approccio ai libri ed il gusto dell’attrazione ad essi provocato dalla lettura.
Ecco perché un laboratorio di scrittura, che a me piace definire consapevole, è soprattutto un laboratorio di lettura profonda.
A tale scopo occorre porre in essere attività fondate sui libri ed un continuo confronto sulle conseguenti prove di scrittura.
È superata l’epoca in cui la lettura e la scrittura erano considerate solo strumento, una sorta di elemento meccanico, una attività pre-intellettuale; oggi leggere e scrivere sono diventate attività intorno a cui ruotano tutte le discipline. Occorre, quindi, creare – o ri-creare – la curiosità al libro e alla capacità di produrre testi scritti, incentivare e consolidare il gusto alla lettura di libri di narrativa e non solo. Proprio perché è necessario ribadire che leggere è sostanzialmente un processo di ricerca, comprensione e interpretazione del significato del testo, ricordando, però, che la se la lettura è l’essenziale strumento che permette l’accesso al patrimonio culturale ed è fattore di auto-cultura, scrivere è connaturato agli esseri umani quanto nutrirsi.
Senza trascurare, volendo, una mia profonda convinzione: chi scrive può esistere solo se ha letto molto e bene. Può sembrare una banalità, ma è un requisito indispensabile per chi desidera provare a scrivere.
Ma senza dimenticare mai che leggere, e scrivere, è piacevole.
È anche questo lo scopo del laboratorio: donare agli studenti il piacere della lettura attraverso la libertà di lettura perché l’esperienza emotiva del lettore deve essere ricercata e rispettata. Senza questo tipo di fascinazione un libro, anche il classico più celebrato, rischia di risultare grigio, tecnico, inutile, nemico, estraneo alla sfera del gioco e dell’immaginazione.
Quindi lettura e scrittura non sono alternativa alle attrazioni tecnologiche, non sono pratiche ostili, datate, inutili. Se si vuole che leggere e scrivere vengano interpretati come un piacere, e possano diventare prodromo di scrittura matura, non si possono condire di cattivi sentimenti. Giuseppe Pontiggia, con mirabile sintesi, così riassume il concetto:
“Dobbiamo difendere la lettura come esperienza che non coltiva l’ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura concentrata, amante degli indugi, dei ritorni su di sé, aperta più che alle scorciatoie, ai cambiamenti di andatura che assecondano i ritmi alterni della mente e vi imprimono le emozioni e le acquisizioni.”
I piaceri della lettura, fondamentalmente, sono tre: il primo è quello classico, definito lettura sensuale, che conduce a raccontare e a sentirsi raccontare storie; il secondo porta ad apprendere i meccanismi costruttivi del testo ed è proprio in dipendenza di tale attività intellettuale che è possibile collegare ad esso prove di scrittura consapevole che saranno lette, condivise e commentate all’interno del Laboratorio; infine c’è il piacere della ricerca, quindi leggere per conoscere, per acquisire significati e per soddisfare curiosità.
Insomma: indurre alla lettura è un autentico lavoro di seduzione ed i conseguenti esercizi di scrittura possono essere considerati autentiche rivelazioni.
Quindi bisogna trovare tempi e spazi per realizzare tali pratiche, momenti idonei per realizzare tali attività. Inoltre, il piacere difficile della lettura e della scrittura deve essere visto attraverso una nuova ottica, molto più orientata – in riferimento al passato – al rispetto dell’individuo e alla sua centralità. Senza dimenticare che i giovani sono figli del nostro tempo anche nei confronti dei libri e che prima di affrontare i classici essi hanno bisogno di una fase di acculturazione della quale, quasi sempre, non sentono l’esigenza. Se gli adulti possono affrontare romanzi possenti ma dal ritmo lento come, per esempio, il ‘Don Chisciotte’ o ‘I fratelli Karamazov’ perché posseggono un tipo di cultura ‘riflessiva’, i ragazzi chiedono al libro una immediata rispondenza al proprio modo di pensare e ai propri ritmi. Tale constatazione è valida non solo per le generazioni contemporanee, ma anche per quelle precedenti. Nella mia, per esempio, se alle letture scolastiche di Manzoni e Dante fossero state affiancate anche quelle di Bukowski e Kerouac, probabilmente negli adulti di oggi ci sarebbero più lettori.
Lettori di qualità, che è uno degli risultati che il laboratorio si propone di raggiungere, che acquisiscano la consapevolezza di poter scrivere bene.
Al punto da far risplendere ancora oggi la lezione di Walter Benjamin che, nel 1928, riassumeva perfettamente il lavoro – che è attività molto diversa dalla creatività – dello scrittore:
“Il lavoro a una buona prosa ha tre scalini: uno musicale dove viene composta,uno architettonico dove viene costruita, e infine uno tessile dove viene intessuta. È la scrittura come successione di momenti, legati tra loro, e come serie di operazioni da compiere.”

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